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Archivio del mese di ottobre, 2013

Priebke

Priebke

I soliti saccenti hanno deciso

che il reo non abbia requiem in eterno.

E se lui fosse andato in paradiso

e loro, invece, andassero all’inferno?

 

Per dirla in modo semplice e conciso,

Dio non valuta i fatti dall’esterno,

per giudicarci non ci guarda in viso,

scruta piuttosto il nostro mondo interno.

 

Il vero Priebke non lo sa nessuno.

Forse, se in ogni cosa, in ogni evento

c’è una causa suprema, salvognuno,

 

lui non ha che portato a compimento

un disegno di Dio, di cui ciascuno,

cosciente o non cosciente, è uno strumento.

NOTA

Dante diceva che Dio spesso ci elargisce il male in funzione di un bene che noi non conosciamo ancora, Sant’Agostino addirittura benediceva il peccato di Adamo, definendolo una ‘colpa provvidenziale’ (O felix culpa!) perché ci ha dato un così grande Redentore. Bisogna vedere le cose in prospettiva e anche a lunga distanza. Di fronte alle rovine di Pompei Goethe esclamò: “Ventimila persone sono dovute morire, in una notte, affinché i posteri un giorno potessero sapere come vivevano”. Perché non considerare l’olocausto come il prezzo che gli Ebrei hanno dovuto pagare per poter avere, finalmente, una patria? E perché non giustificare l’ultimo conflitto mondiale se ha portato alla caduta del fascismo e del nazismo, restaurando la libertà e la democrazia? Vico dice: “La storia dell’uomo è la storia di Dio, che utilizza ai suoi fini la volontà di ogni singolo essere”. E Croce, di rincalzo: “Di tutto si può dir bene o male, tranne che della realtà e della vita, la quale crea essa e adopera ai suoi fini le categorie del bene e del male; onde la lode largita o il biasimo inflitto alla realtà non ha nel suo fondo altra consistenza che quella di un moto passionale, cagionato da buono o cattivo umore”. E’ così che si guarda alla Storia, la quale è un processo o gioco dialettico, fatto necessariamente di contrapposizioni – tesi e antitesi – di cui la sintesi è la logica, armonica ed equilibrata risoluzione. Perché dunque scandalizzarci di un male quando ancora non ne conosciamo il fine? Cristo non dice forse, per bocca di Matteo: “E’ necessario che gli scandali accadano”? Certo, queste riflessioni l’uomo comune non le fa, non ci arriva, ma la sua opinione (che pur rientra nel divino gioco dialettico) è relativa e in quel gioco rappresenta solo un passaggio. Bisogna guardare più in alto e più lontano, bisogna uscire dagli schemi che il nostro cervello, personale e limitato, si costruisce.

Pace all’anima di Priebke, perché tutti, nel bene o nel male, siamo figli di Dio.